Belonging in Anghiari: Carlo Rossi

While I was staying in Anghiari at Christmas time, 2016-17, I began conducting interviews with people who live in the town. Some were conducted in Italian, some in English. They will all be posted in both languages. Here is the first of these.

Il senso di appartenenza ad Anghiari: Carlo Rossi

Carlo, 54 anni, è un artista. L’ho intervistato nel suo studio nel centro medievale di Anghiari, in una gelida giornata di gennaio. L’intervista, condotta in italiano, è stata poi trascritta e tradotta in inglese da Mirella Alessio e questa ne è una versione editata.20170108_120449_resized_1

Praticamente…vivo nella casa dove sono nato, ancora vivo lì, dormo nel letto dove sono nato. Praticamente, dopo aver viaggiato tanto, sono tornato a casa ad abitare con i miei e quindi sono rimasto sempre con loro e ora ci sono io in quella casa e ci vivrò fino a quando non morirò.

La mamma, il babbo…Allora il babbo viene da un paesino che si chiama Il Carmine dove i suoi genitori facevano i sacrestani, erano quelli che badavano alla chiesa. Bellissimo il posto! La mamma invece è proprio di Anghiari e la sua famiglia abitava, sai dov’è la Bozia? in una casina su in cima, dove c’è quel ponticellino sopra la strada e loro abitavano lì. Poi, prima che io nascessi, sono venuti ad abitare nella casa dove vivo io adesso, la casa lì è stata fatta nei primi del ‘900, l’hanno proprio tirata su nei primi del ‘900 e mio nonno, mia nonna, la mia zia, mia mamma si sono spostati tutti in questa casa qua.

Io ho studiato prima all’Istituto d’Arte ad Anghiari, che c’è ancora. Poi sono andato a fare l’Accademia di Belle Arti a Urbino. Avevo una piccola casa sopra i tetti di Urbino, abitavo lì e, sotto di me, c’era un gruppo di studenti che facevano una sezione, sempre dell’Accademia, ma erano tutti americani che abitavano proprio sotto la mia casa.

Quindi io sono entrato molto in relazione con questi ragazzi, ho iniziato a parlare l’inglese, le lingue, mi è scattata anche la molla, il discorso di viaggiare, di vedere, avendo contatti.

Finita la scuola, i miei amici sono venuti a stare da me, qui in Anghiari. Avevo un appartamento e sono stati per il Carnevale, li ho fatti partecipare alla vita del paese di Anghiari. Poi loro, quando ci dovevamo salutare per le vacanze, mi dissero: “Se vuoi venire, noi ti ospitiamo, un po’ l’uno, un po’ l’altro, negli Stati Uniti”. Allora ho iniziato a lavorare a Urbino, di notte, in una pasticceria, per fare un po’ di soldini, per il volo, per stare un po’ più tranquillo e allora ho lavorato un po’ lì, poi sono partito, sono andato negli Stati Uniti. E mi sono fermato. E avevo 21 anni.

Praticamente, ho abitato, come base fissa a NY, e abitavo nel Queens da un’amica carissima Elisabeth. E da lì, dopo un mese siamo partiti, abbiamo fatto questo viaggio con questo camper e le tende e abbiamo fatto questo lungo viaggio, perché è durato dei mesi, abbiamo fatto tutto: Niagara Falls, Chicago e siamo andati in California e abbiamo fatto tutti i parchi naturali, Yosemite.
Poi sono tornato a NY e ho trovato un posto di lavoro come lettore di testi italiani all’università di Newport e guadagnavo anche bene.
Soltanto che, dopo un anno, mi è ripresa la malattia di Anghiari, io me lo sognavo addirittura la notte. Sognavo i boschi della mia infanzia. Sognavo che andavo a cercare i funghi. Fin da piccolini ci insegnano queste cose: i funghi, le stagioni, il bosco. Qui, esci di qui, ci sono i boschi.

Ti posso raccontar di più di questo, sì. Con il mio babbo, fin da piccolo, mi ha sempre portato a pescare, a me mi aveva attaccato questa cosa fino da bambino, ma è una cosa familiare, perché tante famiglie andavano d’estate al Tevere, il Tevere era il nostro mare ad Anghiari, quindi tutti ci andavamo d’estate. In più, c’era anche la campagna, perché io avevo degli zii che abitavano in campagna, quindi a fare la vendemmia, a cogliere le olive quando c’era da fare l’olio, andare a cercare i funghi, che poi andare a cercare i funghi …

Qui i funghi, è una cosa molto particolare, fin da piccino, io conosco tutti i tipi di funghi.
I funghi è una cosa che… quando viene, i funghi, è come delle scintille ci sono nell’aria, tutti sanno che ci sono i funghi e allora tutti vanno a cercarli con i panieri. Tutte le famiglie vanno e si trova questi funghi, li mangiamo, si fa le cene, si mette sotto l’olio, si mangiano anche la stagione dopo, è diventato un rito.

Più che altro andavamo io, mio padre, e i miei fratelli, i miei cugini, anche la mia mamma ogni tanto veniva, però la mia mamma era un po’schizzinosa, aveva paura dei serpenti, però anche a lei piaceva. Mi ricordo ancora una volta si sentì urlare: “Oddio, ho trovato un fungo” urlava, la sentirono tutti, aveva trovato un fungo! Era felice che aveva trovato questo fungo! S’era messa a sedere a terra con questo fungo, lo abbracciava!

Poi, prima ne venivan tanti, adesso il clima è un po’ cambiato quindi ce ne sono meno.
Adesso vado un po’ meno, però quando sono in una situazione, in campagna, che so che è il momento che sono nati i funghi, mi fermo e vado a vedere se ci sono.

Tornando alla mia storia, a 23 anni, vivevo ad Anghiari, dopo il militare, ho iniziato a lavorare subito nei negozi di abbigliamento di alta qualità.
Ho dovuto trovare, come tutti, un lavoro.
Per 7 anni ho lavorato in uno di questi negozi ad Arezzo, un lavoro che comunque a me piaceva, era un negozio che aveva tutte marche molto famose, quindi una clientela abbastanza ricercata, un buon prodotto, un prodotto ricercato…
E poi, dopo Arezzo, sono andato a lavorare in altri negozi a Roma, sempre di abbigliamento, in via del Corso.

Sono andato a Roma, me ne ero innamorato, ho avuto un grande amore per Roma. Ci ero andato un fine settimana per l’arte.. per l’arte, per i palazzi, per la storia, per la profondità in cui una persona entra quando entri nella storia. È una cosa meravigliosa.

A me piace tutta l’arte, più che il barocco mi piace molto il Rinascimento. Allora perché Roma e non Firenze?
Perché Roma io la trovavo molto più calda come città, molto più calda la trovavo come città, Roma. I rapporti tra le persone erano più diretti, più veri. E, praticamente, quando io sono arrivato a Roma, io non conoscevo nessuno. Ma dopo una settimana, io già abitavo in un appartamento, abitavo in via Giulia, una parte di Roma stupenda, dietro la Farnesina.
Era successo che avevo fatto amicizia con questo ragazzo pugliese che aveva questo appartamento in via Giulia, però lui viveva da un’altra parte e parlando a cena mi disse “Guarda, puoi stare lì fino a quando non l’affitto, puoi stare lì”. Io ci sono stato per un anno e mezzo e lui non mi chiedeva neanche un affitto. Sono stato in questo senso molto fortunato. Avevo iniziato ad avere rapporti di amicizia con diverse persone. E Roma, in questo, è molto aperta, è veramente una città aperta, come il film di Rossellini.

Roma è più aperta di Firenze, anche per Firenze io provo un amore, infatti ho lavorato dopo anche a Firenze. Roma è una città più calda, più … già più del sud.
Firenze ha una spiccata… è una città vivace, cordiale però il toscano è più furbo, ha un altro modo di vedere le cose, un altro modo di pensare e, comunque, sono stato benissimo anche a Firenze, ho avuto gli amici a Firenze…

Ma, rispetto al resto della Toscana, Anghiari è già un’altra cosa. È un paese, non una città come Firenze, e anche se è un paese toscano, veramente toscano, però siamo al limite, in una posizione particolare, perché siamo ai confini fra Emilia Romagna, Marche e Umbria e quindi abbiamo assimilato un po’ anche tutto dal resto, dal resto delle popolazioni che ci vivono attorno.

Diciamo che siamo una parte della Toscana che è abbastanza riservata, cioè non siamo centrali, tipo il senese o la val d’Orcia, questi posti qui che sono un pochino più famosi. La Toscana lì è considerata la “propria” Toscana. La Toscana di Anghiari è una Toscana forse anche più caratteristica, perché, noi quando si cammina per Anghiari, tu vedi i panni stesi, la gente vive ad Anghiari, non è una cartolina. Molti posti ormai hanno perso il fascino della realtà.
In parte è dovuto al fatto che Anghiari è abbastanza fuori dai percorsi, ora logicamente un pochino più, c’è la strada. Però un tempo sì, era un po’ distaccato da tutto quello che era il resto, diciamo un’isola felice.

Dopo Roma, io sono tornato ad abitare ad Anghiari perché un signore che aveva un negozio a Sansepolcro mi telefonò e mi offrì un lavoro E a quel punto io ero un po’ stanco della città.
C’era troppo movimento, troppa confusione, e già ai tempi era meglio di adesso, ma comunque troppa confusione. Io poi ero fortunato perché io, per andare a lavorare a Roma, facevo la passeggiata, perché da via Giulia passavo da piazza Navona, Pantheon, via del Corso, cioè bellissimo!
Una passeggiata, una cosa perfetta! Però mi iniziava a rimancare un po’ Anghiari.

Poi dopo, tornando a Sansepolcro, ho lavorato in questo negozio per diversi anni, 6/7 anni nel negozio Massi. E, praticamente sono rimasto… a quel punto ho trovato un appartamento in una casa in campagna a Sansepolcro, vicino a un fiume. Per me, mi sembrava una situazione che ci stavo bene, infatti sono stato molto bene e sono rimasto ad abitare lì per 6/7 anni. E tornavo sempre ad Anghiari, dai miei, c’era mio padre vivo, mia mamma viva, poi i fratelli sposati, quindi tornavo sempre.
Poi dopo avevo aperto un mio negozio a Sansepolcro, ho aperto il mio negozio e l’ho tenuto per 12 anni, è andato abbastanza bene e poi dopo è iniziata un po’ la crisi e quindi ho preferito, prima che le cose diventassero troppo brutte, ho preferito chiudere. Ho continuato a lavorare nel settore dell’abbigliamento per alcuni anni e poi, a 52 anni, senza lavoro, ho smesso tutto per dedicarmi alla pittura.

Avevo già aperto un mio studio già da un anno e mezzo.
Io ho sempre continuato a dipingere e praticamente il mio soggetto favorito è sempre stato Anghiari, perché Anghiari ha il mio cuore. È un posto che amo profondamente, io amo queste pietre, amo la strada dove cammino, mi dà… ogni spazio, ogni angolo mi ricorda il passato, l’infanzia, quando correvo da piccolino.

E Anghiari mi trovo molto bene con la gente, perché magari siamo molto, tra di noi, litigiosi, sì, sì, siamo abbastanza…però ci si vuole tutti bene, siamo un paese…La gente di Anghiari, noi siamo una popolazione che…, quello che io sto vivendo e quello che io ho vissuto, siamo una popolazione molto unita, sentiamo molto l’appartenenza proprio fisica e terrena a questa terra, a questo paese, a questa collina, proprio, siamo proprio legati. C’è questa cosa in comune tra gli anghiaresi perché amano proprio il paese. A differenza di tanti altri posti che la gente prende e va gli anghiaresi sono, noi si dice, campanilisti, molto.

Il campanilismo è quando tu provi un affetto grande per il posto in cui vivi, per le relazioni che tu hai comunque in questo posto, per le amicizie, che hai in questo posto.
Una delle ragioni è perché Anghiari è un po’ isolato, in fondo alla val Tiberina. E la locazione poi sulla collina… e poi non è molto vicino, attaccato ad altri paesi, come Sansepolcro, San Giustino… E poi c’è la struttura, la salita che viene su… le mura … le mura, è una cosa molto importante che racchiudono…
io credo.

Le mura hanno un effetto sul corpo, sulla comunità, sulla mente, perché danno un senso di protezione. Le mura erano una protezione vera e propria nel medioevo, per difendersi dai nemici, però queste mura ci proteggono ancora. Io sento le mura di Anghiari, le amo. Sai quante volte mi fermo, le tocco, sento le vibrazioni della roccia, perché dico, chissà che han visto, chissà nel passato…
La vista fa un effetto proprio di respiro, di libertà.
E apertura, c’è un senso di apertura, perché Anghiari è un paese molto aperto.

Di apertura e protezione. Perché proprio questo è il concetto: le mura che ti proteggono, davanti hai il mondo, perché hai visto il panorama? Davanti c’è una libertà incredibile, immensa. È un paesaggio ad Anghiari dalle mura che è unico, è proprio unico.
Le mura poi possono dare un senso di accoglimento, di dire: “Noi siamo qui dentro, però siamo anche aperti al mondo”. Perché tu considera che chiunque è venuto ad Anghiari è stato ben accetto, se si è comportato nel modo giusto, normale. E tutti si sono innamorati di questo paese.

E poi c’è questa strada dritta, da Anghiari fino a Salsepolcro, la vecchia strada dei Tarlati. E in linea diretta da Anghiari, in montagna, sopra Sansepolcro, c’è il convento di Montecasale. Tu sai che d’estate, quando c’è il solstizio d’estate e nasce il sole, c’è un raggio di sole che passa il convento e prende la strada dritta ad Anghiari. Se vai lassù la mattina, quando c’è l’alba e sorge il sole, c’è questo raggio che prende in pieno la strada, sembra una lama di fuoco.

Data la posizione in cima alla collina, ad Anghiari le grandi industrie sono poche. Anche in questo, secondo me, è stata una fortuna, perché il paese è potuto rimanere integro.
I commercianti hanno tutte le sue attività all’interno del paese, ma c’è chi lavora fuori, vanno via la mattina e tornano la sera.

Chi viene ad Anghiari, ritorna sempre. Se ne innamora. Io ho visto proprio tanta gente che magari è venuta d’estate, una volta o due, poi la rivedi, poi mi tornano a trovare, anche qui nel mio studio… Sì, tornano, ma addirittura c’è chi ha comprato casa qui, americani, inglesi, canadesi, molti abitano qui.
Per gli abitanti e anche per gli stranieri, secondo me sì, è un’isola felice.

C’è un buonissimo rapporto tra gli abitanti e gli stranieri che sono venuti ad abitare ad Anghiari. Sono tutti felici, stanno tutti bene. C’è un’atmosfera particolare, è un po’ un paese magico. Vedi anche come nelle mie rappresentazioni di Anghiari, nelle mie pitture, c’è un po’ di favola, c’è un po’ di racconto, c’è il racconto di… nelle luci, vedi? Nelle luci, nei colori nella pietra di questo paese che è qui ormai da millenni, capito? per cui è, secondo me, un posto speciale, speciale e non è una cartolina, it is not a postcard, è una cosa reale, è vivo e questa è la cosa più importante.

E ora, un po’ della mia vita personale. Io vivo con il mio compagno, Armando, ci siamo conosciuti, siamo insieme ormai da 13 anni. È la mia vita, è veramente la mia vita.
Lui è di Città di Castello e lavora là ora.
E ci siamo conosciuti e ci siamo iniziati a frequentare e lui, dopo una settimana, aveva già conosciuto la mia mamma e viveva a casa mia. Pensa una mentalità di una persona, la mia mamma era una persona molto aperta di mente.

È stata una storia un po’ particolare perché, quando lui è venuto ad abitare a casa mia, il suo babbo era ammalato, in ospedale. Ma sua mamma, il cuore non ha retto, è morta prima del marito. Il mio babbo era già morto, è morto nel 2000, io vivevo già solo, con la mia mamma. Durante questo periodo, dopo un anno, gli è morto il babbo e la mamma e lui è venuto ad abitare, ma già prima veniva quassù da noi, viveva quassù da noi. Poi dopo un anno si è ammalata la mia mamma, ha avuto una malattia che è durata 4 anni.
Io ho 2 fratelli più grandi di me e, praticamente, se non avessi avuto lui accanto sarebbe stato un problema grosso e invece
mi è stato sempre vicino, era come un figlio per mia madre, uguale. E adesso siamo rimasti lì, siamo noi.

Sento la presenza dei miei genitori, in ogni momento sento…
Sono felice, sono completamente felice. Sono felice perché vivo dove avrei sempre voluto vivere. Io ho il mio giardino, se vieni a casa mia mi farebbe molto piacere se vieni. E il mio giardino si trova proprio di fronte Anghiari sai dove c’è gasoline station? He is my brother, behind you see a garden, sotto il muro del viale e lì ho il lago, il laghetto con le carpe, la fontana, con tutte le statue, che il mio amico fa lo scultore, Armando si chiama, e abbiamo creato un posto bello.

L’orto ci ho provato 2 volte a farlo, ma non mi viene bene. O vengono gli insetti e mi mangiano tutto o vengono gli uccelli e mi mangiano tutto e quindi ho deciso che spendo meno ad andare dal verduraio a prendere la verdura e fatico anche di meno. E le verdure nei negozi sono buone. Infatti, la tendenza mia è di fare sempre le compere nel paese, nei negozi piccoli del paese, mai andare nei supermercati.
C’è stata questa tendenza in Italia, ora per fortuna mi sembra che sia un po’ passata, di andare nei centri commerciali, tutta la famiglia, dalla mattina alla sera che ti mettono un’aria, che non è un’aria naturale dentro un centro commerciale.
Nei piccoli negozi le verdure sono più fresche e poi tu acquisisci una relazione anche con chi ti vende l’insalata e tu quando vai a comprare, ti fa piacere andare a comprare.

Mi è appena venuta in mente una cosa importante della mia infanzia. La mia infanzia è stata molto caratterizzata dalle mie relazioni con i greci e la Grecia, perché in casa con me era venuto ad abitare, e avevano come adottato i miei genitori, un ragazzo greco che studiava con mio fratello più grande, che si chiamava Costantino.

E, praticamente, io, dall’età di 13 anni fino all’età di 18 anni -19, io ho sempre passato mesi e mesi, partivo a maggio tornavo ad ottobre, in Grecia. Quindi io ho iniziato a parlare la lingua, ho vissuto la Grecia vera, non tanto del mare e dei bagni, proprio la Grecia della montagna, delle pecore, della gente normale, dove ancora la gente si ricordava qualche parola di italiano che aveva imparato nella guerra. Quindi, per me, questa è stata una formazione molto importante, questi viaggi che facevo sempre in Grecia e il rapporto con un’altra famiglia che per me era anche diventata la mia famiglia. C’è stato questo scambio proprio, quasi di figli, capito? di relazioni importanti.

Purtroppo è successo che un giorno sono tornato a casa e mia mamma e ha detto che purtroppo Costantino aveva avuto un incidente ed era morto. E ancora ho relazioni, perché lui si era sposato e aveva avuto un figlio, quindi io ho sempre relazioni con loro.
Sì, sì, le nostre relazioni, per fortuna, continuano.

I wanted to say you that because it is very important.

 

Belonging in Anghiari: Carlo Rossi

Carlo is a 54 year old artist. I interviewed him in his studio located in the mediaeval part of Anghiari on a bitterly cold day in January. The interview was conducted in Italian, and kindly transcribed and translated into English by Mirella Alessio. This is an edited version.

Basically… I live in the house where I was born; I sleep in the bed where I was born. After having travelled a lot, I came back home to live with my parents, and I stayed with them until they died. Now I will live in that house till I die.

My mother, my father …. Well, my father came from a little village nearby called Il Carmine, where his parents were sacrestani, caring for the church there. A beautiful place! My mother, on the other hand, came from Anghiari. Her family lived in a small house up the hill, you know, where there is that little bridge over the road. Then, before I was born, they moved into the house where I live now, which was built at the beginning of the 20th century – my grandfather, my grandmother, my auntie, and my mother moved there.

The first school I attended was the Istituto d’Arte in Anghiari, which is still here. Then I went to the Accademia di Belle Arti in Urbino (Urbino Academy of Fine Arts). I had a small flat with a view over the rooftops of Urbino, and, living in the flat underneath me, was a group of students from America, also attending classes at the Academy. We became good friends. I started speaking English, other languages, and all of this sparked my interest in travelling, seeing other places, meeting people.

After the Academy, my friends came to stay with me here in Anghiari. I had an apartment and they stayed there during the Carnival, participating in the life of the town. And, then, when it came time to leave, they invited me to the United States, to stay with each of them. When I had earned enough, working in a patisserie in Urbino at night, I went. And I stayed. I was 21 years old and I stayed for a year.

Basically, my base was in NY, where I lived in Queens with a very close friend, Elisabeth. After a month, we went on this trip with a caravan and tents. It lasted for months. We went everywhere, Niagara Falls, Chicago, California, all the National parks, Yosemite. Then I went back to NY and I found a job as a reader of Italian texts at the University of Newport, and I even earned good money. The only thing was that, after a year, I got homesick, ‘the Anghiari sickness’. I even dreamt it by night. I dreamt of the forests of my childhood. I dreamt that I was going to search for mushrooms. From an early age, we are taught about these things here – the mushrooms, the seasons, the forest. Here, you walk out, you find the forest.

I can tell you more about this. From when I was little, my father would take me fishing, and he got me addicted to it. But it is also a family thing, because, in summer, many families went to the Tiber. In Anghiari, the Tiber was our sea, so we all went there in summer. On top of that, there was also the countryside. Because I had some uncles who lived in the country, we went harvesting grapes, picking olives when they were needed to make oil, and we went searching for mushrooms.

Here, mushrooms are very important. Since I was very young, I have known all kinds of mushrooms. When the mushrooms come to life it’s like sparkles in the air; everyone knows that there are mushrooms, and so they go searching for them with baskets. Families all go, and when we find mushrooms, we eat them, we have dinners, we preserve them in oil so we can eat them the following season. It is a kind of ritual.

Mostly, it was me, my father, my brothers and my cousins who went. My mother would come sometimes, but she was a bit fussy, she was scared of snakes. But she also liked it. I still remember one time when we heard her screaming: ‘Oh my God, I found a mushroom!’. She screamed so loudly everybody could hear her! She was happy she had found a mushroom! She sat down with this mushroom, she was hugging it!

With climate change there are fewer mushrooms. And I don’t go searching so often. But when I am in a place in the country where I know they have grown, I’ll go and look for them.

Back to my story. At the age of 23, living again in Anghiari, after finishing military service, I started working in shops, high quality clothes shops. Like everyone else, I had to find a job. For 7 years I worked in one of these shops in Arezzo, and I liked the job – the rather sophisticated clientele, the sought-after product… And then, after Arezzo, I went to work in other shops like this, in Rome, in Via del Corso.

I went to Rome because I had fallen in love with it. I had a great passion for Rome. I had been there for a weekend for the art… for the art, for the palaces, for the history. For the depth you enter when you enter that history. It is a marvellous thing.

I love all art, but the Renaissance more than the Baroque. So, why Rome rather than Florence? Well, because I found Rome a much warmer city. The relationships between people were more direct, more real. Basically, when I arrived in Rome I didn’t know anyone. But, after a week, I had already found an apartment, in via Giulia, a splendid part of Rome, behind Farnesina. It happened because I had become friends with this guy from Puglia, who had this flat in via Giulia, but he lived somewhere else, and while talking over dinner, he said to me ‘Listen, you can stay there until I rent it’. I stayed for a year and a half, and he didn’t even charge me rent. I was so fortunate. I became friends with many other people as well. In this respect, Rome is very open, it really is a ‘città aperta’, like the Rossellini film.

While Rome is more open then Florence, I also love Florence, and, in fact, later, I worked there. But Rome is warmer as a city, more…it is more a southern city. Florence has something distinctive about it …., it is a lively city, friendly, but the Tuscan character is more cunning. They have a different way of looking at things. But I have been very happy in Florence, I have had friends in Florence…

With regard to the Tuscan attitude, Anghiari is a different matter. It’s not a city, like Florence. And, it is a very peculiar town, because it is a Tuscan town, authentically Tuscan, but we are on the border, in a very particular location. We are close to the borders of Emilia Romagna, Marche, and Umbria and so we have absorbed bits from all these populations living around us.

I would say that we are in a part of Tuscany which is rather on the periphery; that is, we are not central, like the Siena area or the Orcia valley. These places are a bit, let’s say, more famous.  The Tuscany there is considered the ‘true’ Tuscany. The Tuscany of Anghiari is perhaps more characteristic, because, in Anghiari, when you walk down the street, you can see the washing hanging from balconies. People live in Anghiari, it is not a postcard. Many other places have lost the charm of reality. Partly, it’s that Anghiari is a bit off the beaten track. Now it is a little more connected, with better roads. But, we have been rather isolated from the rest of Tuscany, let’s say un’isola felice (a little paradise).

I came back from Rome to live in Anghiari because a guy who had a shop in Sansepolcro phoned me and offered me a job. And at that point I was a bit tired of the city. There was too much action, too much confusion; at that time it was better than now, but anyway, too much confusion. I had been lucky in Rome, because, to get to work I strolled (facevo la passeggiata) from via Giulia, through Piazza Navona, past the Pantheon to Via del Corso, so beautiful! La passeggiata, what a perfect thing! But I had begun to miss Anghiari again.

After coming back to Sansepolcro, I worked in that shop for many years, 6/7 years in the Massi shop. And basically I stayed… at that point I found an apartment in a house in the country outside Sansepolcro near a river. That seemed a situation in which I could be happy; in fact I was very happy and I lived there for 6/7 years. And I came to Anghiari all the time, to my family – my father was alive, my mother was alive, there were my brothers, married, so I always came back. Then later I opened my own shop in Sansepolcro, and I kept it for 12 years. It went rather well, but then, with the financial crisis, I decided to close it before things turned too ugly. I continued working in the clothing industry for some years, and then, at the age of 52, I left the industry to paint.

I had already opened my studio a year and a half earlier. I had always continued painting, and basically my favourite subject has always been Anghiari, because Anghiari has my heart. It is a place I love deeply. I love these stones, I love the road I walk on, it gives me….every space, every corner, reminds me of the past, childhood, when I ran as a child.

And I get on very well with the people of Anghiari, because perhaps we are, among ourselves, quarrelsome, yes, yes, we are rather…but we all care for each other, we are a town …The people of Anghiari, we are a population that… what I am living now and what I have experienced, we are a very close-knit population, we very much feel a sense of belonging, physically to this soil, to this town, to this hill, really, we are really bonded. There is this thing in common among the people of Anghiari, because they love their town. Unlike other places where people get up and leave, the people of Anghiari are, we say, very much campanilisti.

Campanilismo (‘my bell-tower is the best’) is when you feel a great affection for the place you live in, for the relationships you have in this place, for the friendships that you have in this place. One of the reasons for this in Anghiari is the location of the town. It is a bit isolated, being at the upper end of the Tiberina valley.  And the location on the hilltop …  it’s not as close to other towns, as say Sansepolcro, San Giustino,.. And there’s the layout, the climb that comes up, up to the city walls…the walls… are a very important thing that enclose…That enclose, I think.

The walls have an effect on the body, on the community, on the mind; they give a sense of protection. The walls were a protection in the real sense of the word in the Middle Ages, there to fend off enemies, but these walls still protect us. I feel Anghiari walls, I love them. Do you know how many times I stop, I touch them, I feel the vibrations of the rock, because I say, I wonder what they have seen, who knows, in the past… And the view gives the impression of breathing, of freedom. And openness. There is a sense of openness, because Anghiari is a very open town.

Openness, and protection. Really this is the idea: there are the walls that protect you, and in front of you you have the whole world, because… have you seen the view? In front of you there is an incredible freedom, immense. It is a panorama in Anghiari, from the walls, that is unique; it is really unique. The walls then can give a sense of welcome, by saying: ‘We are here inside, but we are also open to the world’. You must know that anyone who has come to Anghiari has been accepted, as long as they have behaved in the right way. And everyone falls in love with this town.

Then there is the road that runs straight across the Tiber valley from Anghiari to Salsepolcro, the old road of Tarlati. In a straight line from Anghiari into the mountains above Sansepolcro there is the monastery at Montecasale. Do you know that, during the summer solstice, when the sun rises, there is a sunray that goes past the monastery and takes the road straight across to Anghiari, If you go up there, in the morning, at sunrise, there is this ray that hits the road, it looks like a sword of fire.

Because of its location on the hilltop, there have been no big industries in Anghiari. In this we’ve been lucky too – it’s allowed the town to remain intact. It means that many people commute, to Sansepolcro, Città di Castello, or Arezzo. The shopkeepers have all their activities inside the town, but others leave in the morning and come back in the evening.

When people visit Anghiari, they always come back. They fall in love. I have seen so many people who come, perhaps in summer, once or twice, and then you see them again, they come back to visit me, even here in my studio …Yes, they came back; people have even bought houses here – Americans, English, Canadians, many live here. For locals and foreigners, in my opinion, it is un’isola felice.

There is very a good relationship between locals and foreigners who come to live in Anghiari. They are all happy, they all get along well. There is a certain atmosphere; it is a rather magic place. You can see this in my portraits of Anghiari: in my paintings, there is a sense of fairy tale, there is a bit of a tale, there is the tale of, in the lights, you see. In the lights, in the colours of the stones of this town that has been here for millennia, do you understand, in my view it is a special place, special, and it is not a postcard, it is not a postcard (in English in original); it is the real thing, it is alive and this is the most important thing.

And now, a little more about my personal life. I live with my companion, Armando. We’ve been together for 13 years. He is everything in my life, he truly means the world to me. He comes from Città di Castello, and works there now. It wasn’t long after we met that he came to live at my place, with me, and with my mother! Imagine that attitude: my mum was a very open minded person.

It’s a bit of a story, because, when he came to live at my place, his father was ill, in hospital. Then his mother’s heart gave up, and she died before her husband. Both his parents were dead within months of his coming here. My father had already died, in 2000, and so it was just me and my mum living together. Then a year after Armando moved in, my mother fell ill; she was sick for 4 years before dying. I have 2 older brothers, but basically if I hadn’t had Armando near me during that time, it would have been very difficult. He was always close to me; he was like a son for my mother. And now we are living there.

I feel the presence of my parents in the house, every moment I feel….  I am happy, I am completely happy. I am happy because I live where I always wanted to live. I have my garden, if you come to my place, I would be really happy if you came. And my garden is exactly in front of Anghiari, do you know where the gasoline station is? He is my brother, behind you see a garden (in English in original), under the wall of the avenue, and there I have the lake, the little lake with carp, the fountain, with all the statues – Armando, who is a sculptor, and I have created a place of beauty. I like the beauty of the place.

I have tried twice to make a vegetable garden, but it didn’t turn out well. Either the insects come and eat everything or the birds come and eat everything, so I decided to spend less and go to the vegetable shop to get vegetables, less hard work. And the vegetables in these shops are very good. In fact, my habit is always to go shopping in town, in the little shops in town, never to the supermarket. There has been this tendency in Italy – now luckily, not so much – to go to the shopping centres, the whole family; from morning to evening, they pump air which is not natural ventilation into a shopping centre. In small shops, vegetables are fresher, and also you have a relationship with the person who sells you the salad. When you go shopping you actually like going shopping.

I’ve just remembered something else important about my childhood. It was very influenced by my relationship with Greeks and Greece, because a Greek boy called Costantino came to live with us at home. In a way, my parents adopted him, and he studied with my older brother.

And basically, between the ages of 13 and 18/19, I spent months every year in Greece. I used to leave in May and come back in October. So, I started to speak the language; I experienced the real Greece, not so much the seaside and the beach life, but the Greece of the mountains, of the sheep, of normal people, in places where people still remembered some words of Italian they had learnt during the war. So, for me this was an important part of my education, these trips to Greece and the rapport with another family that became my family. There had been almost an exchange of sons, do you understand. Important relationships were created.

Costantino is no longer alive. One day I came home and my mum said that unfortunately Costantino had had an accident and died. But I am still in contact with his wife and son. Yes, so our relationship continues, fortunately.

I wanted to say you that because it is very important

Ann and Mirella

 

 

 

2 thoughts on “Belonging in Anghiari: Carlo Rossi

  1. I am very touched by this interview. What a gorgeous man, with such eloquence. And love. Thank you Ann and Mirella. 😉

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