Belonging in Anghiari: Cinzia Talozzi

While I was staying in Anghiari at Christmas time, 2016-17, I began conducting interviews with people who live in the town. Some were conducted in Italian, some in English. They will all be posted in both languages. Here are two new posts – interviews with mother, Cinzia, and daughter, Armida.

Il senso di appartenenza ad Anghiari: Cinzia Talozzi

Con le figlie Armida e Margherita, Cinzia gestisce il suo ristorante che si trova nel cuore di Anghiari, al confine tra la città medievale e quella rinascimentale. Mi ha invitato da “Talozzi” e dopo un pranzo squisito che mi aveva preparato lei, l’ho intervistata insieme ad Armida. L’intervista con Cinzia, condotta in italiano, è stata trascritta e tradotta in inglese da Mirella Alessio e questa ne è una versione editata.

La mia è una storia particolare perché la mia famiglia non è di Anghiari… Comunque, io sono nata in un piccolo paese in provincia di Siena, che si chiama Buonconvento, un paese interessante, antico, dove si produce un vino ottimo, siamo vicino a Montalcino, al Brunello.20170108_124057_resized

Mio padre faceva il daziere, il daziere era l’esattore delle tasse. Nel 1969 fa un avanzamento di carriera e diventa direttore e viene a dirigere l’ufficio del dazio che era proprio qua, in Anghiari. Quindi io a 9 anni vengo trasferita qua con tutta la mia famiglia: la mia mamma, il mio babbo, la mia sorella e io.


Ed è stato uno choc, perché qua era molto diverso. Qua, nel 1969, era completamente diverso. La gente: la gente qua è gente di montagna. Le strade: era molto difficile arrivare qua, c’era un’unica strada che era la Libbia, questa fatta da Napoleone. Ma soprattutto, quando siamo arrivati qua, ricordo mia mamma, era molto bella, portava i tacchi perché Siena, Buonconvento era tutta pianura, ma arrivata qua lei non poteva portare i tacchi.

La gente non teneva le chiavi sulla porta, mentre a Siena si tenevano le chiavi sulla porta, poteva entrare chiunque… non c’era pericolo. Qui erano diffidenti, un po’ più chiusi. E anche più poveri, qui… perché questa è una zona, rispetto al senese, là c’era grano, là c’è vino, là c’è… qui è una terra di montagna e quindi insomma…

Noi abbiamo abitato, il primo mese siamo stati in albergo, qua al Meridiana, sicché bellissimo! Poi, a quei tempi, non c’era niente mi ricordo, nella piazza lì, del teatro, c’era il teatro e questa grande giostra con i cavalli. Però poi, il paese, c’erano pochissime macchine, la strada, ancora la discesa non era lastricata.

Io mi sentivo diversa dalla gente di qui, come un’emigrante. Da Siena!100 km! Un’emigrante! Perché già si parlava diverso, a Siena parlano senza la “c”, un dialetto diverso, a Siena si parla proprio l’italiano puro. Nel dialetto c’erano parole che non capivo. Quindi, questa lingua un po’ particolare. Poi, io andavo a scuola, e quindi io ero la figlia del direttore no? C’era questa differenza di classe.

La scuola era proprio qui, sopra la Meridiana, c’è il teatro, quella stradina, lì c’erano le elementari. Comunque io mi sono trovata subito bene, proprio perché, per questo carattere molto aperto, io ho fatto subito amicizia, e parlavo molto, allora mi tenevano sempre in fondo alla classe o mi buttava fuori il maestro! Il maestro, il maestro bravissimo tra l’altro, un maestro che era pure un poeta importante. La scuola bene, era solo l’ambiente, era un po’ estraneo.

Ma il mio babbo l’hanno accolto subito bene, tant’è che il mio babbo dopo pochi anni è diventato sindaco, lui ha fatto il sindaco qua 17 anni. Perché lui arriva qua che era un dirigente del partito comunista e era una cosa pazzesca capisci, lui direttore di un ufficio dello Stato, comunista! L’ufficio era proprio qui davanti, ecco perché ho voluto prendere questo posto, io ho voluto questo locale, perché questo mi ricorda sempre la mia infanzia, perché il mio babbo stava qui di fronte. A un certo punto a lui hanno chiesto di tornare verso Siena, ma io e mia sorella non siamo volute più andare perché noi si cresceva, si andava a scuola, cominciati i primi fidanzati.

Negli anni dopo anche la mamma ha voluto bene a questo paese, a queste persone, ormai per noi questo è il nostro paese.

Ci siamo fatti delle amicizie, lentamente però bello, sempre con stima, con affetto, una cosa bella. Poi il mio babbo, proprio perché faceva politica e lui conosce tutti, a noi, s’andava nelle case, nelle campagne. A noi, ci conoscono tutti. Poi nel 1980, quando lui è andato in pensione, lui ha aperto per noi figlie una pasticceria e ci abbiamo lavorato per molti anni.

Lui è andato in pensione molto giovane, perché lo stato aveva dato la possibilità di andare in pensione. Lui a 42 anni era in pensione, adesso ne ha 80, sicché lui ha fatto una gran bella vita.

Dopo la pasticceria, abbiamo aperto un ristorante, l’ho aperto io con loro, con il mio babbo e la mia mamma, a Toppole. Conosci Toppole? In campagna? Abbiamo avuto 5 anni questo ristorante, sì, sì. E adesso il mio babbo ha di nuovo un ristorante lì, aperto solo d’estate.

Ho sempre avuto una passione per la cucina. Io ho studiato account, ragioneria, però questo non mi piace, non mi è mai piaciuto. Mia zia, la sorella di mio padre, aveva ristoranti a Montecatini, quindi noi di famiglia, mia nonna cucinava benissimo, era una cuoca in campagna, una grande casa di contadini e quindi c’è questa cosa di cucinare. Per me la cucina è sempre stato un modo anche per stare, per capire le persone, per capire l’animo delle persone, un modo di volere bene, capito com’è? Non tanto per i soldi, ti giuro avrei potuto fare lavori che guadagnavo molto di più e faticavo meno.

Ho amici, negli anni son diventati amici, che vengono qui, che magari non hanno soldi e mangiano sempre, magari loro mi portano la verdura. Oppure suonano per me. Un ragazzo che ha un po’ di problemi economici, è un flautista e lui ogni tanto suona, facciamo le serate… Io ho voluto fare sempre il ristorante perché volevo che questa fosse la mia casa e che tu vieni nel mio salotto, perché io, io ho una piccola casa, non posso ricevere nessuno… E poi sai anche le figlie no? Che se ne vanno tutti per il mondo? Ma io voglio fare qualcosa che le tengono qui, sai perché io sono sola, mio marito è stato…

Io mi sono sposata due volte. Il mio primo marito è stato un amore di gioventù, poi questa storia è finita, però siamo rimasti in buoni rapporti. E poi sono andata nel 1987 in Russia, perché io sono molto miope e là c’era un grande professore e mi sono fatta operare da questa miopia e io lì ho incontrato il mio marito, il mio ex-marito. Ho incontrato questo marito, che è un uomo molto affascinante, intelligentissimo, ascoltava musica classica. Lui è ingegnere elettronico, lui costruiva le risonanze magnetiche e quindi io ho trovato lui che montava questa risonanza in questo ospedale. Poi da lì io mi sono trasferita in Corea, lui era a Seul.

Mi piaceva la Corea, molto. Ho aperto anche un ristorante, sì una pizzeria nel quartiere universitario a Seul. Insegnavo italiano agli studenti, sì, l’ho fatto per due anni e sai cosa insegnavo? Insegnavo agli studenti che fanno opera lirica i libretti delle opere – La Traviata, Rigoletto…

Poi circa nel ‘91-92 ho iniziato ad avere grossi problemi con lui. Però io sono anche rimasta incinta della prima figlia, allora io ho voluto insistere. Ma volevo tornare in Italia per fare la bambina qua perché io ho avuto paura, l’ho voluta far nascere in Italia, perché in Corea mi sembrava che le donne ancora non erano proprio come uomini. Son tornata qua, ho partorito e poi lui è venuto qua. Lui ha trovato lavoro a Milano alla Samsung. Quattro anni siamo stati a Milano, sempre casino. Rimango  incinta dell’altra figlia e poi si viene qua perché lui trova un lavoro a Firenze. E poi dopo ci siamo separati perché non era più possibile. Adesso sta in Germania, adesso lui abita là.

Dopo che ci siamo separati, ho continuato a portare le bambine a lui nel mondo, dalla nonna, in Corea, ho cercato di mantenere il rapporto… con la famiglia… Era difficile il viaggio, però ho sempre pensato che era giusto così, poi non lo so se ho fatto bene perché lui non ha un buon rapporto… Loro son diventate grandi, non sono più bambine e quindi adesso sono un po’ distanti con il padre. Questo a me mi dispiace molto, ma io non posso fare niente perché loro sono adulte e loro faranno la sua scelta.

Tornando alla mia vita, io sono sempre stata molto legata a qua.

Io sono andata, ma sono sempre tornata qua. Prima di tutto, perché c’erano i genitori… C’è qualcosa di speciale in questo paese, sì, io penso di sì. Sai che se a volte, io quando stavo male, parecchio, mi son trovata sola, io mi alzavo la notte, anche alle due, le tre di notte, potevo andare in un bar qui e parlare con qualcuno, tranquilla, poi andavo a letto, stavo bene. È vero che entri nella piazza è come stare sempre in casa perché conosci tutti. C’è un rapporto, non lo so come spiegartelo, però sono molto legata ai muri, alle strade, ai sassi, alla campagna, perché son cresciuta qua e insomma mi trovo bene.

Ho ancora amici di quando ero piccola, sì, come no, certo degli amici sono andati via. Poi ho cantato per tanti anni in una compagnia di canto per cui anche lì si sono formate le amicizie intorno ai 15 anni che restano.

Come ti ho detto, lavorando sempre, sono loro che vengono a trovarmi qua. Ecco perché questo sembra più un salotto che non un ristorante.

Mi piaceva molto fare un tipo di salotto, anche letterario, dove si può leggere un libro, a-scoltare una buona musica e parlare. Anche, qui ogni tanto organizziamo conferenze…musica qui, sì, sì, qui sempre tutta l’estate suoniamo. Le mie figlie si occupano di musica, hanno un’associazione, allora portano gente, vari tipi di musica. D’estate abbiamo questa loggia, qua fuori, quindi si sta bene, una vita molto tranquilla…

Questo paese ha un senso di cultura, qua c’è la Libera Università dell’Autobiografia, la bi-blioteca, arrivano sempre orchestre, qua c’è una corale importante di musica sinfonica, la scuola di musica, la filarmonica. È cambiato molto, da quando sono arrivata qui, molto più aperto. Io, questo lo devo dire, anche grazie all’amministrazione di mio padre. Anche Beppe, per esempio, Beppe Dini, lui ha fatto tanto per questo paese. Perché lui, prima di tutto, lui è un uomo che parlava inglese quando qui nemmeno parlavano l’italiano, e poi ha portato tanta gente da fuori, canadesi, australiani… questo è importantissimo. Quando io sono arrivata qua, non esisteva uno straniero, adesso ha un senso di mondo, capito? Qua sono passati grandi personaggi della cultura italiana, della cultura mondiale.

Nel 1977 quando il mio babbo era sindaco, fa un incontro con un grosso giornalista della rivista ”L’Europeo” che viene qua a trovare un altro amico giornalista che aveva una casa a Monterchi, si innamora e mi chiede a me, che facevo la cameriera al Castello di Sorci, questo giornalista mi chiede: “Scusi lei lo sa chi è il sindaco di questo paese?” “ Ma io lo so perché è il mio babbo!” E fu una cosa buffa no? E allora gli presentai il mio babbo e lui disse “Ma questo è un paese meraviglioso, noi dobbiamo fare qualcosa qua, qualcosa di culturale che resti” e fondarono questo premio. E questo premio per anni ha portato gente di altissimo livello. Beppe Dini, per esempio, è stato uno che ha organizzato un concerto con i più grossi jazzisti mondiali di quel tempo e canadesi.

E  da lì come buttare un seme per terra che poi cresce. Piano piano ha raccolto, si è formato persone che hanno poi continuato questa strada attorno a questo, sono cresciute tante attività. Anghiari, per esempio, è pieno di associazioni che fanno tante cose da un punto di vista più prettamente culturale. E Calli, lo conosce Piero Calli? Lui è presidente della Pro Loco. Anche questa è un’associazione importante che organizza tutte le cose nel paese, le varie manifestazioni, e la gente qua partecipa molto, tutti i cittadini danno il suo contributo. Ecco io devo dire che in questo, qua si sta bene, c’è un… come ti posso dire, un senso di appartenenza, se appartenere… C’è questo senso di appartenenza.

Un’atmosfera che proprio sì di famiglia, no? E questo è bello. Per esempio, se tu vai anche nel centro storico, nelle strade strette, ognuno pulisce come se fosse casa, tu puoi veder per terra, non c’è niente. Tutti d’estate mettono i fiori, c’è una cura anche delle strade che sono di tutti, una cura come se fosse suo capito? Ognuno di noi, io vedo mia mamma, lì fuori che mette tutti i fiori, questo è importante, questo è, secondo me, il senso di appartenenza a questa comunità.

C’è un problema, certo per i giovani. C’è un problema per la crisi, la situazione economica è peggiorata, negli anni. Qua si è chiuso molte fabbriche che producevano scarpe, camicie. Per gli artigiani che erano in città, agli inizi degli anni ‘90 comincia il declino. Qua era importantissimo, per esempio, tutto il commercio dei mobili antichi ad Anghiari negli anni ’60. E Anghiari era importantissima perché qui c’erano artigiani bravissimi nel fare mobili, qui gli artigiani facevano l’intarsio, falegnameria.

Secondo me, noi qua possiamo solo vivere con il turismo, con l’arte, la cultura e la bellezza, questo io non so se i politici capiscono questo, se gli amministratori nostri capiscono questo.

Per esempio, io penso che qua mancano tutte le infrastrutture, che mancano gli alberghi, che mancano le camere, manca, come si dice, il personale professionale. Se pensi che qua c’è i più grandi dipinti del mondo, perché qua c’è “La Resurrezione” di Piero della Francesca. Tu sai la storia di Piero della Francesca, no? a Sansepolcro quella è stata salvata nel ’45, gli inglesi la dovevano bombardare, ma un soldato, quando è arrivato qui, si è ricordato cosa aveva detto Aldous Huxley: “ il dipinto più bello del mondo”! Quando la gente viene qua, dall’America,  per esempio, tutti sanno questa storia! E se si incrementasse il turismo è chiaro che riprendi anche il settore artigianale, la falegnameria,  i mobili.

Mi piacciono i turisti, perché intanto sono diversi da me e quindi io posso imparare… Io ho anche le figlie un po’ straniere, quindi… Siamo tutti stranieri, siamo tutti stranieri perché siamo tutti… Siamo tutti mischiati e questo è proprio bello.

Qui la gente ha viaggiato poco, ora cominciano i giovani.

È importante vedere il mondo. E poi tornare, certo!

Io ti dico l’ho visto su di me, l’esperienza su di me. Se io non avessi viaggiato, io sono certa che non sarei così, capito? sarei una donnetta che sta qui, sì che… Però il viaggio apre la testa, conoscere altre persone apre la testa. Perché tanto… perché il mondo non si ferma ad Anghiari. Quindi è importante viaggiare, guardarsi, conoscersi, apprezzare l’altro. Essere sempre aperta verso gli altri.

Belonging in Anghiari: Cinzia Talozzi

 With her daughters, Armida and Margherita, Cinzia runs a restaurant in the heart of Anghiari, on the boundary between the mediaeval and renaissance parts of town. She invited me to lunch at the Talozzi, and, after a delicious meal which she had cooked, I interviewed her, and Armida. The interview with Cinzia was conducted in Italian, and kindly transcribed and translated into English by Mirella Alessio. This is an edited version.

My story is a peculiar one – my family doesn’t come from Anghiari… Anyway, I was born in a little town, in the province of Siena, called Buonconvento, an interesting town, ancient, where an excellent wine is produced – we are close to Montalcino, the Brunello area. My father was a daziere, an excise duty collector. In 1969 he was promoted and became a director, and he came to run the branch located right here, in Anghiari. So, when I was 9 years old all my family moved here – my mum, my dad, my sister and me.

And it was a shock. Because here, it was very different. Here, in 1969, it was totally different. The people: the people here, they are mountain people. The roads: it was very difficult to get here – there was only one road, the Libbia, build by Napoleon. But above all, what I remember from when we arrived here was my mum – well, she was very beautiful, she wore high heels, and Siena, Buonconvento, it was all flat land, but, when she arrived here, she couldn’t wear high heels in these streets.

And, people didn’t leave the keys on the door here, while in Siena, the keys were left on the door, and anyone could enter… there were no dangers. Here, people were more suspicious, a bit more closed. And also, poorer here… because, in comparison to the Siena province, where there is wheat, wine….this is a mountainous land and so….

We lived, for the first month, in a hotel, here at the Meridiana, so beautiful! Then, in those times, as I remember, there was nothing there, in the theatre piazza; there was just the theatre and this big merry-go-round with horses. There were very few cars in town then – the road that goes down the hill was still unpaved.

I felt different from the people here, like a migrant. From Siena – 100 km away! A migrant! First of all, people spoke in a different way. In Siena they don’t sound the “c”, and in Siena pure Italian is spoken. Here they spoke in dialect. So, the language was a bit peculiar. Then, I went to school where I was the director’s daughter. There was this class difference.

The school was right there, above the Meridiana – there’s the theatre, and that tiny alley past it up to the elementary school. Anyway, I immediately felt at home, really, because I have a very open personality. I made friends immediately, and, because I was chatty, they always kept me at the back of the class, or the teacher threw me out of the class! The teacher was excellent by the way, a teacher who was also an important poet. The school was good, it was just the environment that was a bit foreign.

But my dad was welcomed immediately. So much so that, a few years later, he became the mayor, and he was the mayor here for 17 years. When he arrived here, he was a communist party leader and it was a crazy thing, he was a government employee, a director, and a communist! His office was right here, in front of the restaurant. That’s why I wanted this place, because it reminds me all the time of my childhood, because my father was there, across the road. At one point they asked him to go back to Siena, but me and my sister didn’t want to leave anymore. We grew up here, we went to school, we had our first boyfriends. And my mum also loved this town, these people. Now this is our hometown.

Slowly, but beautifully, we made friends – always with respect, with affection. Then, precisely because my dad was in politics and he knew everybody, we visited people’s houses, in the country. Everyone knew us. Then in 1980, when he retired, he opened a patisserie, for us his daughters, and we worked there for many years. He retired very young, at 42, because the state had given him the opportunity to do so. Now he is 80, and so he has had a really good life. After the patisserie, we opened a restaurant – my dad and my mum and me, in Toppole. Do you know Toppole? In the country? We had that restaurant for 5 years, yes, yes. And, actually, now my dad has a restaurant there again, open during summer.

I have always had a passion for cooking. I studied accounting, ragioneria, but I never liked it. My auntie, my father’s sister, had restaurants in Montecatini, my grandma was a great cook, she was a cook in the country, in a big farmhouse, and so there is this thing about cooking for us as a family. For me cooking has also always been a way to be with, to understand, people. A way to understand people’s souls, and also a way to care, to love… do you understand how it is? It’s not for the money, I swear, I could have had jobs where I could have earned much more money, and had less hard work.

I have friends, people who over the years have become friends, who come here, and they maybe don’t have much money but they eat here and they bring me vegetables, for example. Or they play for me. A nice guy who has some financial problems who is a flute player plays from time to time, for example, at the evenings we have. You have to understand why I always wanted to have a restaurant. I have always wanted people to feel as if they were in my home, and that you have come into my living room, salotto. Because I have a small house, I can’t have people over …And, then, there are my daughters. They go travelling the world? Well, I want to do something that keeps them here, because I am alone, my husband was…

I’ve been married twice. My first husband was a school sweetheart, and that didn’t last long, but we maintained a good relationship. And then, in 1987 I went to Russia, because I am very short-sighted and there was a famous professor there, and I had surgery for this myopia. And there I met my husband, my former husband. He was very charming, intelligent, and he listened to classical music. He is an electronic engineer, and I met him while he was installing this MRI machine in this hospital. We married and moved to Korea, to Seoul where he lived.

I liked Korea. I opened a restaurant, yes, a pizzeria in the university quarter, in Seoul. And I taught Italian to students; I did this for 2 years, and do you know what I taught? I taught librettos to opera students – La Traviata, Rigoletto….

Then, around ’91-92 I started to have big problems with my husband. I was also pregnant with my first daughter so I wanted to persevere. But I wanted to come back to Italy for the birth because I was scared, and because I had the impression that in Korea women were not yet equal to men. So, I came back here. I gave birth here, and then he came to Italy, and found a job at Samsung in Milan. We stayed for 4 years in Milan, and it was a mess, always problems. I fell pregnant with the other daughter, and then we came here because he found a job in Florence. Then we separated because it wasn’t possible anymore. Now he lives in Germany.

After we separated, I continued to take the girls to see him, in various places around the world, and to their grandma, in Korea. I tried to maintain the relationship with the family…All the travelling was difficult, but I thought it was the right thing to do, but I am not sure now, because he doesn’t have a good relationship with them.…They are grown up, they are not babies anymore, and they are more distant from their father. I am sad about it, but I can’t do anything because they are adults and they will make their own choices.

Going back to my life, I have always felt connected with this place. I left, but I always came back. First of all, for my parents… And there is something special about this town. You know sometimes, when I was down, very down, when I felt alone, I used to get up at night, even at 2-3 am at night, and I could go to a bar and talk with someone, easily, then I would go back to bed. And I felt well. Sometimes it is true that when you go into the piazza it is like being at home, because you know everyone. There is a relationship, I don’t know how to explain it, but I feel very connected to the walls, the roads, the stones, the countryside, because I grew up here, and, in conclusion, I am happy (mi trovo bene).

I still have friends here from when I was a kid; some friends have left but many are still here. And I sang for many years in a choir, so those are friendships going back to when I was 15. As I told you, I am the kind of person who works all the time, and it is these old friends who come here, to visit me. That is why this feels more like a salotto, a living room, than a restaurant.

I’ve always liked the idea of doing a kind of a salon, where one can read a book, listen to good music and talk. So, we organise events here. Musical events, for example. Throughout the summer there is music. My daughters are into music, and they have an association which brings musicians here. In summer we have this loggia, outside here, where music is played, all sorts of music. So, we are happy, it’s a very peaceful life (molto tranquilla).

 There is a sense of culture here, with the Free University of Autobiography, the library, orchestras that come regularly, the choir, the music school… It has changed a lot since I arrived – it’s much more open. I must say that a lot of this is thanks to my father’s work. Also, for example, to Beppe Dini, who has done a lot for this town. Because, first of all, he was someone who could speak English when they didn’t even speak Italian here, and then he brought many people from outside, Canadians, Australians…this is extremely important. When I arrived here, there wasn’t one foreigner, there wasn’t one, now it has an international feel…Big names of Italian culture, world culture, come here.

In 1977, when my dad was Mayor, he met an important journalist who was with L’Europeo. He had come here to visit another journalist friend who had a house in Monterchi, and he fell in love with the place. At the time, I was a waitress at Sorci Castle, and this journalist asked me: ‘Excuse me, do you know who is the mayor here’ ‘I know because he is my dad’, and it was a funny thing! And then I introduced him to my dad, and he said: ‘But this is a wonderful town, we must do something here, something cultural that remains’, and so he founded a prize. And this prize has, for years, brought people of the highest level to Anghiari. Beppe Dini, for example, organized a concert with the biggest jazz players of the time from Canada.

And so, it was like throwing a seed in the ground, that slowly slowly grew. People got together and continued on this path and many activities have grown. Anghiari, for example, is now full of associations doing different things, from a cultural point of view. Do you know Pietro Calli? He is the president of the Pro Loco. This is an important association that organizes different events in town, and people here participate a lot, everyone makes their contribution. I must say that, in this sense, life is good here. There is … how can I say it? A sense of belonging. There is this sense of belonging.

There is an atmosphere here really like a family, isn’t there? And this is beautiful. For example, if you go to the historical centre, in the narrow alleys, everyone cleans the street as if it were their house – if you look on the ground, there isn’t anything. In summer, everybody puts out flowers, there is a care also for the streets as if they belong to everyone. Each of us… and I see my mum there, outside, she puts out all those flowers. And this is important, this is, in my view, the sense of belonging to this community.

There is a problem for young people here, certainly. It’s because of the economic situation that has worsened over the years. Many factories in the area have closed down – shoe, shirt manufacturers, for example. The artisan activities, that were in the town itself, went into decline at the beginning of the ’90s. For example, the antique furniture trade had been very important in Anghiari in the ’60s. And Anghiari was well-known for furniture restoration and woodworking.

In my opinion, the answer to the economic problems here is tourism – art, culture and beauty, but I don’t know if politicians and our administrators understand this. For example, I think that there is a total lack of infrastructure; there is a lack of hotels, a lack of rooms, professional staff.

If you think about it, here, we have some of the best paintings in the world, because here we have ‘The Resurrection’ by Piero della Francesca. You know the story of this painting?  It saved Sansepolcro in ’45, because, when the English were going to bomb the town, a soldier remembered what Aldous Huxley had said about it: ‘the most beautiful painting in the world’! When people come here, from America, for example, they know this story!

And if tourism was developed, the artisan sector in Anghiari would also be revived – the furniture making and woodworking and inlaying.

I like tourists very much. Above all, they are different from me and so I can learn. … And I have daughters who are foreigners in a way … . We are all foreigners (stranieri), we are all foreigners, because we are all …we are all mixed and this is really beautiful.

Here people haven’t travelled much, but young people are starting to now.  It’s important to see the world… and to come back! I tell you, I saw it myself, the effect the experience had on me: if I hadn’t travelled I am certain I wouldn’t be like this; I would be a donnetta who stays here, yes, who…. But travelling opens the mind, to know other people opens the mind. Because…because the world doesn’t end in Anghiari. So, it is important to travel, to look around, to get to know each other, to appreciate the other. To be open towards others.

Ann and Mirella

 

 

 

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