Belonging in Anghiari: Simona Boldrini and Matteo Boncompagni

While I was staying in Anghiari at Christmas time, 2016-17, I began conducting interviews with people who live in the town. Some were conducted in Italian, some in English. They will all be published in both languages. In this blog I’m posting  interviews with Simona Boldrini and her son, Matteo Boncompagni. 20170109_170644_resized

Il senso di appartenenza ad Anghiari: Simona Boldrini

La famiglia di Simona ha il negozio, “Tutto di Boldrini” situato in un palazzo rinascimentale sulla via principale che dalla collina di Anghiari scende giù, attraversando tutta la valle tiberina, fino a Sansepolcro. “Tutto” è uno di quei negozietti dove, in Italia, si può veramente trovare di tutto ed è anche un vivace punto d‘incontro. Adesso che la mamma è, si fa per dire, “in pensione”, lo gestisce Simona. L’ho intervistata insieme al figlio Matteo nell’appartamento dove sto io, che è vicinissimo al negozio. L’intervista, condotta in italiano, è stata trascritta e tradotta in inglese da Mirella Alessio e questa ne è una versione editata.

 

Sono nata nel 1976 qui ad Anghiari e sono stata una tra le ultime nate che poi dopo hanno chiuso l’ospedale qui ad Anghiari. E la mia mamma ha sempre abitato ad Anghiari, il mio babbo uguale. Poi sono cresciuta a Carmine, al santuario del Carmine, dove sei venuta alla messa di Natale… la famiglia vive proprio lì, dietro al santuario.

Solo lì ho abitato, lassù con mio babbo, la mia mamma e un fratello fino a che avevo 22 anni. E poi dopo, sono qui ad Anghiari, al Campo della Fiera, quando dopo ho partorito a lui (indicando il figlio Matteo, seduto dall’altra parte del tavolo). Sono andata a scuola, venivo ad Anghiari alle elementari, poi le medie uguali ad Anghiari, le superiori a Città di Castello, segretaria di azienda, ho fatto cinque anni, analista contabile, c’era turismo e contabilità. Poi, intanto, lavoravo anche in negozio.

La famiglia ha avuto il negozio per 29 anni. E prima la mia mamma e il mio babbo lavoravano in fabbrica, la mia mamma le camicie ad Anghiari, Ingram, il mio babbo al Soldini. Poi nell’84 un gran incendio bruciò tutta la fabbrica e il mio babbo già aveva comprato il negozio, per fortuna, perché parecchi dovettero andare a lavorare a Capolona e tuttora vanno a lavorare ad Arezzo, lontano, si alzano alle 5 la mattina. E questo negozio fortunatamente è andato bene e ci si lavorava: io, mio fratello, la mia mamma e il mio babbo. Però per me non c’era tanto lavoro nel senso che tre persone bastava. Quindi io andavo a lavorare in pizzeria, venerdì, sabato e domenica, sì, mentre studiavo. Poi riscuotevo le assicurazioni a casa della gente e in più, dato che andavo in giro, facevo il volantinaggio casa per casa. E poi, nonostante tutto, vendevo pubblicità, articoli, gadget, penne, calendari per una ditta di Sansepolcro. Quindi facevo tutte queste cose dalla mattina alla sera. E poi niente, quando c’era bisogno qui in negozio, venivo in negozio.

Poi dopo sono rimasta incinta di lui, andavo ad aiutare anche mio marito che aveva una macelleria giù ai piedi di Anghiari. È giù, dov’è il bar, la stazione, l’antica macelleria. Mio marito sì, che adesso ora si è trasferito quassù, lavora con me, è quello lì (indicandolo dall’altra parte della strada). E ha lasciato al suo figliolo, era sposato, la prima moglie ha un figliolo che ha 22 anni, si chiama Lorenzo e gli ha lasciato la macelleria. E lui è venuto a lavorare con me, in negozio, da due-tre anni.

Tre anni fa ci siamo sposati, solo tre anni fa ci siamo sposati io e mio marito e lui (Matteo) mi ha accompagnato all’altare a me, in quella chiesa lassù al Carmine, il santuario. E poi siamo andati tutti e cinque a New York in viaggio di nozze: lui, il suo fratello, la piccola, Irene quella che ha dodici anni, mio marito e io, tutti e cinque a New York. Mio marito non volava, aveva paura, era 15-20 anni che non riprendeva l’aereo e mi ha detto “Se un giorno si va a New York riprendo l’aereo” e quindi siamo andati a NY. Bellissimo!

Abbiamo fatto altri viaggi, siamo andati quest’anno a Londra, con il camper siamo stati in Germania, Francia, Polonia, poi siamo andati su, lo sbarco in Normandia, l’Italia abbiamo girato parecchio, Romania. Io sono stata in Spagna, sono stata a Parigi l’anno scorso, mi è rimasta l’Australia! È il mio sogno!

Sono contenta di abitare qui ad Anghiari, sì, perché ancora è abbastanza tranquilla come città, come paesettino, si conosce tutti, quindi per me è bellissimo socializzare, salutare quello, quell’altro. Quando invece, io ho visto nelle grandi città, camminano con le cuffie, né ciao né buongiorno, nessuno che si saluta, nessuno che si incontra, nessuno che si guarda in faccia. Questo per me è moltissimo. Salve, ciao, buongiorno. Io quando sono sulla strada 10 macchine passano, 10 macchine che saluto perché è un continuo salutarsi, perché 5 mila abitanti, bene o male, con il negozio, con tutti i lavori che ho fatto, sono molto, ma molto conosciuta. È vero che è brutto nel paesettino perché tutti pettegoli, cioè fai una cosa e tutti ti dicono quello e quell’altro, però, sennò, secondo me, è bellissimo vivere in un paesettino piccolino così ancora, è bellissimo insomma.

 Adesso tutta la famiglia abita a Carmine. Tutti mi aiutano in casa, che ne so, io oggi son tornata, l’acqua già che bolliva, chi prepara da mangiare, chi ha già apparecchiato, chi pulisce, chi rifà i letti, Matteo o Irene, no, c’è collaborazione in tutto e per tutto. Anche per-ché, poi abbiamo cani in casa, un cane, gatti, pesci, acquari, quindi c’è collaborazione in tutto, sono veramente molto bravi, non posso dire assolutamente niente.

 Allora, non nego che mi piacerebbe che Matteo e Irene restassero qui, però che spic-cassero il volo, nel senso: “Mamma, io vado in Inghilterra, vado a Londra, vado in Australia, vado…” Vai perché vai. Perché è un’opportunità, per lui (Matteo) che sa le lingue. Poi ma-gari tornano. A me sarebbe piaciuto viaggiare, cioè andare via lontano. È un’esperienza che loro si fanno, è un suo bagaglio che poi magari fra 10 anni, 15 anni potrà dire: “ Ho il curriculum, son stato, che ne so, in Australia, a Londra, in Inghilterra, 1 anno, 2 anni, 3 anni”, non solo per la lingua. Io mi sento ignorante, ignorantissima non sapendo l’inglese, non ho viaggiato, nel senso, vado e torno.

Penso che viaggiare può aiutare sicuramente con le opportunità di lavoro, se scegli di stare in negozio bene, ma se vuole altri lavori… serve una base, che ne so… magari un curriculum che è stato anche all’estero. Ma poi il lavoro non c’è, il lavoro non c’è, il lavoro non c’è. Però il costo della vita adesso è molto più alto di, diciamo 20 anni fa. Prima non c’erano i cellulari, non c’erano tante spese, che adesso ci sono, con le macchine, per esempio.

Il turismo se ci fosse ben venga, perché portano i soldi, nel senso, ben venga. Secondo me, positivo il turismo, una ventata di…molto positivo. Perché entra gente nuova, entra per-sone nuove, volti nuovi… gente che conosce, che porta turismo, poi magari parla con altre persone, vengono qua, altra gente che comprano case, che poi investono e anche perché il paese è bello, cioè Anghiari, secondo me, è una chicca.

Io delle volte ci penso ai tantissimi ragazzi vanno via, emigrano e poi ritornano, perché magari vanno in un posto, che ne so, a cogliere i pomodori e guadagnano 1000-1500 €, devono pagare l’affitto, luce, la casa, e poi tornano, nel senso, tasche vuote. Io dico, se uno va via e va a fare esperienza, è vero, però… Secondo me, pensano di trovare l’America, invece non si rendono conto che l’America è anche qui; che gli stessi pomodori che vanno a cogliere lontanissimo, magari li possono anche coglier qui. Mentre qui hanno la famiglia che, bene o male, gli dà da mangiare e da dormire. Quindi, ecco, è anche un po’ una moda, secondo me, di andare via all’estero.

Molti dei miei amici di quand’ero piccola al Carmine, tutti sono restati qui, hanno trovato lavoro, tutti qui, anche un buon lavoro: uno avvocato, uno contabile, uno idraulico, ha messo su una grossissima azienda.

Fortunatamente sì, il nostro negozio va bene, fortunatamente. La mamma è andata in pensione un anno fa, ma fa ancora tanto qui, lo so, anche per parlare con la gente, a un certo punto che devi staccare la spina perché psicologicamente… Io ho messo, stando in negozio, ho anche le macchinette per il caffè a casa della gente. Quindi io, il giorno quando chiudo il negozio, vado a distribuire il caffè oppure la gente mi viene lì a prendere le cial-dine per il caffè poi magari vedono altre cose e le comprano. Quindi è tutto un giro, 600 macchinette a casa della gente, quindi un business di caffè, vendo 50 mila cialde al mese sono tantissime.

Sì, sì, c’è parecchia gente nel negozio. Adesso poi è il periodo più calmo, gennaio è un periodo tranquillo, febbraio-marzo iniziamo con le semine, con i fiori, con le piantine, sempre così. Per gli orti, iniziano patate, pomodori, insalata, tantissimo, e quindi mio marito è sempre via con il furgone oppure ce li portano di continuo, tutti i giorni, Arezzo, Montevarchi, le piantine sì, sono le cose più importante al negozio.

A casa abbiamo un orto grandissimo! (fa un disegnino di Carmine) Dietro la chiesa, qui c’è la casa, l’orto di questi signori qui, la mia mamma abita qui, c’è gli archi, c’è tutto il convento, la chiesa e una stradina… Il convento non c’è più, però qui c’era un convento di suore, con tutti gli archi e la casa della mia mamma è qui, qui c’è l’orto, di fronte all’orto, un pochino più in qua e c’è di fronte una strada che va giù, una discesa, quaggiù c’è un campo enorme grandissimo, questo è l’orto della mia mamma. Gli uliveti sono di fronte, tutti quegli uliveti che vedi quando uno arriva su sono della mia mamma, parecchi, sono 500.

La famiglia fa molte cose per la chiesa, per esempio il presepio, la mia mamma, Irene. Mia mamma, l’oliveto ha fatto, l’orto, tutto, il presepe, la mia mamma, sì… Si dedica tutti gli anni, la mia mamma lo fa, il presepe, la mia mamma, la mia zia, Irene. Vanno a prendere la borraccina, il verde del presepe, l’erba dai monti Rognosi e poi fanno le statuine.

E sono anche nel presepe vivente, c’è uno a Monterchi, io tutti gli anni, l’ho fatto anche io, io ero la moglie del re Magio; l’anno scorso sono rimasta bloccata con la schiena e quindi ho detto: “Quest’anno non lo faccio” però Irene lo fa e anche la mia mamma lo fa. Domani sera, se ci vuoi andare, ti vengo a prendere.

 

Belonging in Anghiari: Simona Boldrini

Simona’s family owns a shop, ‘Tutto di Boldrini’, located in a Renaissance building on the main road that runs down the hill through Anghiari, across the Tiber valley to Sansepolcro. ‘Tutto’ is one of those small Italian shops that really does seem to sell everything (tutto). And, it is quite a lively meeting place. Now that her mother has ‘retired’, Simona runs the shop. I interviewed her and her son, Matteo, in the apartment where I stay, which is a couple of doors up from the shop. The interview was conducted in Italian, and kindly transcribed and translated into English by Mirella Alessio. This is an edited version.

I was born here in Anghiari in 1976, and I was one of the last people born in Anghiari, because, since then, the hospital has closed down. My mum has always lived in Anghiari, and so has my dad. I grew up at Carmine, the sanctuary of Carmine, where you came to Christmas mass … my family lives right there, behind the sanctuary.

I lived there with my dad, my mum and a brother until I was 22. Then I moved here, into town, in Campo della Fiera, after I had given birth to him (gesturing to Matteo, across the table). I went to school, primary school and scuola media in Anghiari, and to high schools in Città di Castello. I am an accounting analyst, and I went to a technical high school for tourism and accounting for 5 years. During that time I also worked in the shop.

The family have had the shop for 29 years. Before this, my mum and dad worked in factories, my mum for Ingram, a shirt factory in Anghiari, my dad for Soldini, the shoe factory that was at the bottom of the hill. In ’84 a big fire burned down the whole factory, but luckily my dad had already bought the shop, because many had to go to work in Capolona. And now many have go to Arezzo to work… far away … they get up at 5 in the morning. And luckily this shop did well. We all worked here, me, my brother, my mum and dad, but for me there wasn’t much to do – 3 people were enough.  So, I worked in a pizzeria, Fridays, Saturdays and Sundays, yes, while I was studying. I also collected premiums for an insurance company at people’s homes and, on top of that, I also distributed flyers while I was going from home to home. And, I also sold advertising spaces, gadgets, pens, calendars, objects for a firm in Sansepolcro! So I did all these things, from morning till evening. When they needed me in the shop, I came to the shop.

Then, when I was pregnant with him (Matteo), I also helped my husband, who had a butcher shop, down at the bottom of Anghiari. Where there’s the bar, the old train station – that old butcher shop. My husband now works with me up here … he is that one over there (pointing across the road). He has left the butcher shop to his son … he was married previously and has a son to his first wife. He’s 22, his name is Lorenzo. Anyway, he came to work with me, in the shop, 2-3 years ago.

3 years ago we got married – we got married only 3 years ago, my husband and I – and he (Matteo) took me to the altar, in that church up there at Carmine, the sanctuary. And then the 5 of us, we all went on our honeymoon to NY: him (Matteo), his brother (Lorenzo), the little one, Irene, who is 13, my husband and I, all to NY. My husband was scared of flying and hadn’t been on a plane for 15-20 years. He told me: ‘If one day we go to NY then I will catch a plane again’, and so we went to NY. Beautiful!

We’ve done other trips. This year we went to London, and, with the caravan, we have been to Germany, France, Poland, and up to the Normandy landing beaches. We’ve travelled a lot in Italy, Romania. I’ve been to Spain, last year to Paris. I still have to go to Australia. It is my dream!

I’m happy living here in Anghiari, because it is still a rather quiet town, a little town. We know everyone, so for me it is wonderful to socialize, to say hello to everyone. I’ve seen what it’s like in big cities – they walk with earphones, no ciao, no good morning, nobody says hello, nobody meets anyone; they don’t look at each other in the face. For me, this means a lot. Hi, ciao, good morning. When I am in the street here, outside the shop, if 10 cars go by, I say hello to 10 cars. There is a continuous greeting of each other, because there are 5,000 inhabitants, and, with the shop, one way or another, with all the jobs I have done, I am very well known. It is true that in a little town everyone gossips and that is unpleasant. I mean if you do something everyone comments on it, but, otherwise, in my opinion, it is really beautiful to live in a little town like this. It is rather beautiful.

The whole family lives at Carmine now. And they all help me at home. For example, today when I got home, the water was already boiling, one was cooking, another was already laying the table. One cleans, one makes the beds, Matteo or Irene … there is collaboration in everything. Also, we have dogs, cats, fish, fish tanks, so they all collaborate, they are really very good. I can’t complain at all.

I can’t deny that I would like it if Matteo and Irene stayed here. But if they left the nest – ‘Mum, I’m going to England, I’m going to London, I’m going to Australia, I’m going…’ – well, you go, because it is an opportunity. For him (Matteo), for example, because he is learning different languages, it’s an opportunity. Then, perhaps they will return. I would have liked to travel, to go far away. It is an experience that they can have, and, perhaps, in 10, 15 years’ time, they can say: ‘I have a CV, I have been in Australia, in England, 1 year, 2 years, 3 years’, not only for the language. I feel ignorant, very ignorant not knowing English. I haven’t travelled in that sense – I go and come back.

I think that travelling can help with job opportunities. If you choose to stay in the shop, ok, but if you want other jobs… one must have a starting point … I don’t know, perhaps a CV saying they have been abroad could help. But then, there are no jobs, there are no jobs. And the cost of living now is much higher than it was, say 20 years ago. Before, there weren’t any mobile phones, or all the expenses with cars and so on that there are now.

If we had tourism it would be very welcome, because tourists bring money. In my opinion, tourism is a positive thing, a breath of… very positive. New people come, new faces… . And people in the know, perhaps they can talk with other people coming here, who will buy houses …. Because the town is beautiful; Anghiari, in my opinion, is a gem.

Sometimes I think about this question of youngsters going away. Many go away, and then come back because … perhaps they have gone somewhere, I don’t know, to pick tomatoes and they earn 1000-1500 €, and they have to pay rent, electricity, and then they come back, I mean, empty-handed. I say, if one goes away and gains experience, it is true, that is good, but…. In my opinion, they go to find America, to strike gold, but they don’t realize that America is also here, that the same tomatoes they go to pick far away … perhaps they can harvest them here. But here they have the family that, one way or another, gives them food and lodging. So, I believe that it is a bit of a fad to go away, abroad.

Most of my childhood friends from Carmine stayed here. They all found jobs here, good jobs – one is a lawyer, one is an accountant, one is a plumber, one has set up a big firm.

Luckily our shop does well. Mum retired a year ago, so now I run it. She still does a lot here, I know! And she talks to people, which is a great help – I reach a point when I have to unplug because psychologically… . One of the things I’ve done is I’ve introduced coffee machines, to make coffee at home. So, on days when the shop is closed, I go around to deliver coffee capsules. Or people come to the shop and buy them, and then they might buy other things. So, it is a whole network, 600 machines at people’s homes, and a business related to coffee – I sell 50 thousand pods a month; it is a lot.

Yes, there are always lots of people in the shop, luckily. And now it is the quietest time; January is quiet. In February-March the sowing time starts, flowers, seedlings, and that is our busiest time. For the vegetable gardens, we start with potatoes, tomatoes, a lot of salad, and so my husband is always away with the van collecting plants, and some bring the products to us, every day, from Arezzo, Montevarchi. Things for vegetable gardens are the most important items in the shop.

At home, we have a very big vegetable garden. (Drawing a map of Carmine): behind the church, here there is the house, the vegetable garden owned by these people here, my mum lives here, there are the arches, there is the convent, the church and a tiny alley…The convent is not there anymore, but, before, here there was the convent with nuns, with all the arches, and mum’s house is here, and here there is the vegetable garden, in front, a bit further away. And in front there is a road downhill and an enormous field … this is mum’s garden. And the olive grove is in front – all those olive trees that you see as you arrive are mum’s, many, 500.

The family does a lot for the church. For example, the nativity scene, the presepe, my mum and Irene did that. My mum made the olive grove and the vegetable garden. She dedicates herself every year to it; she sets up the presepe, with my auntie, and Irene. They go to pick the moss, the green stuff for the presepe, the moss from the Rognosi mountains, and then they make the statuettes.

And they’re in the living nativity at Monterchi too. I have also done it every year. I was the wife of one of the Magi last year… I got a backache and so I told myself ‘This year I will not do it’, but Irene is in it and my mum. There is one on tomorrow night – if you’d like to go, I can come and pick you up.

 

Il senso di appartenenza ad Anghiari: Matteo Boncompagni

Matteo è il figlio di Simona. Questa intervista, che si è svolta in italiano, è stata trascritta e poi tradotta in inglese da Mirella Alessio. Questa ne è una versione editata.

Sono nato nel 1999 a Sansepolcro, perché ad Anghiari non c’è più l’ospedale… . Alle elementari e alle medie son stato qui ad Anghiari e adesso frequento il quarto anno dell’Istituto Alberghiero a Caprese, qui abbastanza vicino, ci vado infatti tutte le mattine, in pullman. Io sono nel settore ricevimento turistico, quindi le lingue sono abbastanza necessarie più che in cucina, che in sala.

Un sacco di ragazzi con le loro scuole vanno, un mese, due mesi, fino a sei mesi, all’estero. Per esempio, un mio amico è andato in Argentina, però c’è chi va in Francia, in Inghilterra, e lavorano lì. Anche nella mia scuola si dovrebbe fare il Progetto Erasmus, ma non siamo sicuri che venga passato il progetto, quindi c’è il rischio di non andare. Dove vorrei andare? A Londra, sarei abbastanza triste se questa cosa …

Praticamente, ci sono una professoressa di inglese che è madrelingua, viene da Londra e probabilmente con lei mi sono affezionato di più all’inglese e probabilmente è lei che mi ha spinto a fare l’esame del Trinity. È per lei, è grazie a lei che mi piacerebbe viaggiare, parlare inglese, interagire con tutte le persone che uno può incontrare in un viaggio che può durare un mese, che può durare due, potrei anche decidermi di staccarmi e andare.. Non è sicuro che faccia ciò che ho scelto a scuola, possono mettermi in sala, possono mettermi in un albergo, ma possono anche mettermi in cucina dove io non sono tanto capace.

Lei (indicando Simona) adora cucinare, io no.

Comunque, se succede, parto verso luglio, fino ad agosto, anche settembre, è tutto pagato, quindi loro pagano l’aereo, mi pagano la permanenza, il cibo, mi danno anche qualche soldo per lavorare, per il fatto che lavoro. Non sono mai stato a fare questi tipi di esperienza, Londra è 100-200 Anghiari. Io ho sempre vissuto qui con loro. Siamo stati con la scuola a visitare Barcellona, ma non ci siamo stati tanto, quindi non è come vivere lì, mentre invece vivere da solo, senza nessuno, senza loro (guardando verso Simona), senza nessuno. Per certi aspetti fa paura, però mi piacerebbe.

Per il futuro ci son due opzioni: la prima è rimanere qui, che il negozio va bene, perché  ci sono le macchinette, perché c’è il caffè, siamo tutti qui, c’è il lavoro, comunque sia. Mentre la seconda sarebbe partire, andare, non so, a lavorare in un albergo, magari in Inghilterra, magari in America, magari in Australia, e…

Sarebbe difficile per me, perché io comunque sono molto attaccato a loro, mi piace Anghiari, è bellissimo, si sta bene, il tempo è giusto. Andare in un posto completamente diverso, con persone completamente diverse, che parlano una lingua diversa, che mangiano in un modo diverso, hanno tutte abitudini diverse dalle mie, è  un bel salto.

Ma è importante perché è come i turisti che vengono qui e si mischiano con le nostre usanze, quindi uno impara come vivono gli altri, impara anche a convivere con persone con abitudini diverse. È fondamentale, secondo me, questa cosa, perché in un mondo come adesso non possiamo rimanere ognuno fissato su ciò che è la tradizione, bisogna espandersi, aprire la mente, espandersi al modo di pensare altrui, capire i punti di vista degli altri, la loro cucina, le religioni, anche se io non ci credo tanto alle religioni, però, comunque sia, bisogna comunque imparare a convivere. Bisognerebbe essere tutti più uniti e viaggiare è il modo più facile per farlo.

Secondo me, quando uno va, viaggia, non si deve soffermare a cercare tanto le persone con cui… cioè, se un italiano va a Londra non deve stare, beh, in parte sì, ma non solo, con gli italiani, perché altrimenti è come se stesse in Italia. Quindi, se io andassi a Londra, pro-babilmente non cercherei tanto la compagnia degli italiani, ma proverei con persone in-glesi, o di altre culture, perché non ci sono solo inglesi, ci sono altri stranieri.

Fa una differenza quando si viaggia da soli perché sei obbligato con la lingua a parlarla, sei obbligato a impararla, sei obbligato a farti capire, è così che funziona. Come se lei adesso fosse qui con un’altra persona con cui ci parla sempre e non avesse la possibilità di parlare con noi, è come se lei fosse stata in Australia, a sto’ punto. Se parla con una persona austra-liana, puoi anche essere qui, guardi il posto, però non capisci, non conosci, per esempio, non saprebbe di noi adesso.

I miei amici, penso, restano tutti qui…perché non gli piace tanto parlare inglese, le lingue, preferiscono rimanere qui con le famiglie. La maggior parte non lavorano, perché gli amici hanno la mia età… ma c’è qualcuno che lavora in pizzeria, c’è qualcuno che lavora come cameriere. Però è presto, secondo me, per vedere chi vuole partire, anche perché non tutti fanno una scuola come la mia, aperta al turismo. C’è per esempio chi fa, qui ad Anghiari c’è l’istituto per l’elettronica e uno che si occupa di computer, cosa ne sa delle lingue, del viag-giare, dell’accoglienza dei turisti, dei contatti con le altre persone. Ma per esempio, un linguistico, fanno un sacco di viaggi. Poi ritornano e si scambiano, questi scambi culturali che dovrebbero essere abbastanza utili, non li ho mai fatti però dovrebbero essere utili.

Questo è uno dei 100 “Borghi più belli d’Italia”, il turismo potrebbe esser molto, ma molto migliore per le potenzialità che abbiamo e il turismo si limita a tre hotel, qualche agriturismo, e una zona per camper. Non c’è il treno, non passa il treno. Il turista è attratto dalla tranquillità, quello sì, però non puoi pensare che arrivino tanti turisti quando non metti pubblicità, quando non c’è un modo facile per arrivare… .  C’è il pericolo che se ci fossero più trasporti la tranquillità ne perderebbe. Però ci sarebbe più apertura e a livello economico ci sarebbe più  i negozi,  che adesso ne risentono abbastanza. Adesso il turismo qui è morto, c’è d’estate, quasi solo d’estate, e anche d’estate non ce n’è così tanto. E adesso se uno fa un giro per Anghiari, sono tutti anghiaresi, mentre se vai in giro per qualche altra parte d’Italia dove c’è stato qualche investimento ci sono anche stranieri, in ogni momento dell’anno.

Qui si sta bene, si sta bene, quello non lo nego. Anghiari non ha niente da invidiare a nessun posto… a livello di bellezza, di storia.

 

Belonging in Anghiari: Matteo Boncompagni

 Matteo is Simona’s son. This interview was conducted in Italian, and kindly transcribed and translated into English by Mirella Alessio. This is an edited version.

I was born in 1999, in Sansepolcro, because there isn’t a hospital in Anghiari anymore… .  I went to primary and intermediate schools here in Anghiari, and now I’m in the 4th year at the Institute of Catering and Hotel management in Caprese, near here – I go every morning, by bus. My course focuses on tourist reception, so languages are quite important, more so than in a kitchen or dining room.

Lots of young people go abroad with their schools, for 1, 2, up to 6 months. For example, a friend went to Argentina, but some go to France, England, and work there. My school should participate in the Erasmus Project, but we are not sure if it has been approved, and now there is a risk that we won’t be able to go abroad. I gave my preferred destination as London and I would be rather sad if this thing…

Basically, there is a teacher who comes from London, and it was probably through her that I became more fond of English. She pushed me to do the Trinity exam, and it is thanks to her that I would like to travel, to speak English, interact with all the people that you can meet during a trip that can last one month, that can last 2. I could even make up my mind and break off and go…. I’m not sure that I’ll be able to work in the area I’ve chosen – they could send me to work in the dining room, or put me in a kitchen, where I am not that good.

She (gesturing to Simona) adores cooking, I don’t.

Anyway, if it happens, I’ll be going July, August, September. It is fully paid – they pay for the plane ticket, food and lodging, they even give me some pocket money because I will be working. I’ve never had this kind of experience before – London is 100, 200 times the size of Anghiari! And, I’ve always lived here, with my family. We went with the school to visit Barcelona, but we didn’t stay long, so it is not like actually living there. And I’ll be living alone, without anyone, without them (looking to Simona), without anyone. So, in some ways it is scary, but I would like it.

For the future there are two options: the first one is to stay here – the shop is going well, particularly with the coffee machines… we are all here, there is work. Then the second option would be to leave, to go, I don’t know, to work in a hotel, perhaps in England, perhaps in America, perhaps in Australia, and…

It would be difficult for me to leave, because I am, anyway, really devoted to them here; I like Anghiari – it is very beautiful, life is good (si sta bene), the weather is good. To go to a completely different place, with completely different people, speaking a different language, eating in a different way, having habits totally different from mine, it is a big step.

But, it’s important, because it is like with the tourists who come here, mixing with our way of life… you learn how others live, learn how to live with people with different habits. This is fundamental, in my opinion, because, in today’s world, we can’t remain stuck in our traditions, we have to expand, open our mind, stretch to other people’s ways of thinking, understand other points of view, other cuisines, religions, even if I don’t believe that much in religions … anyway, one must learn to co-exist. We should all be closer to each other, and travelling is the easiest way to do it.

When you travel I don’t think you should spend too much time looking for people with whom… I mean, if an Italian goes to London he must not spend his time only with Italians because then he might as well have stayed in Italy. So, if I go to London probably I will look for other Italians, but I would try to meet the English or people from other cultures, because there are not only English people there, there are also other foreigners.

It makes a difference travelling alone because you are forced to learn the language, you have to make yourself understood – that’s the way it works. It is like if you were here now with another person with whom you were talking all the time, you wouldn’t have the opportunity to talk with us … it would be as if you had stayed in Australia. If you were only speaking with an Australian, you would be here looking at places, but without understanding, or knowing… for example, now you wouldn’t know us!

I think that a lot of my friends might stay here…because they don’t much like speaking English or other languages, and they prefer to stay here with their families. Mostly they don’t yet work, because they are my age …but there’s someone who works in a pizzeria, others are waiters. But then maybe it is too early to see who wants to leave, also because not all of them attend a school like mine, open to tourism. For example, here, in Anghiari there is an Institute of Electronic Engineers, and those who are into computers don’t know much about languages, travelling, tourism, hospitality. Then there are, for example, students at the linguistic lycee, and they do a lot of travelling. Then they come back and do an exchange, and these cultural exchanges should be rather useful. I’ve never done one, but they should be rather useful.

This is one of the 100 ‘most beautiful villages in Italy’ … there is so much potential for the place, if tourism was developed. But the accommodation is limited to 3 hotels, some agriturismo, and a camper area. There isn’t a train. Tourists are attracted by the tranquillity, peace, but if there isn’t even an easy way to get here… . There is a danger that with more transportation the peace would be lost, but there would be more openness… and from the economic point of view, it would help the shops that are struggling. Right now tourism here is dead – it is only in summer and even in summer …. Now, if you go around Anghiari, you can only find locals, while if you go to other parts of Italy where there have been some investments there are also foreigners, at any time of the year.

Here, si sta bene, life is good, I am not denying it. Anghiari has nothing for which  to envy other places … with her beauty, her history.

Ann and Mirella

 

 

 

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